Cyberbullismo: Cos’è? Come combatterlo? Ecco come prevenire

Se il bullismo, che molti si trovano a dover affrontare negli anni dell’infanzia, è abbastanza conosciuto, molti si chiedono cos’è il Cyberbullismo. Che ci crediate o no, il boom tecnologico ha spianato la strada a una specie di bullismo high-tech, chiamato appunto cyberbullismo.

Cyberbullismo: Cos’è?

Questo tipo di bullismo è altrettanto comune tra i ragazzi di oggi come il bullismo tradizionale era in voga tra quelli di qualche anno fa. Hanno una cosa in comune: fa davvero male.

Il cyberbullismo è un’azione intenzionale volta a ferire e imbarazzare altre persone con l’uso di strumenti di comunicazione avanzati (cellulari / smartphone, PC, ecc.).

Queste azioni includono:

  • Invio di messaggi offensivi e offensivi a un’altra persona tramite e-mail, messaggistica istantanea, ecc.
  • Invio di messaggi ripetutamente e in modo persistente
  • Condivisione di informazioni private, delicate e personali su qualcuno con altri o la pubblicazione nei social media
  • Creare un falso profilo di qualcuno e scrivere agli altri per conto del proprietario del profilo clonato
  • Spettegolare su qualcuno in più chat
  • Minacciare qualcuno online regolarmente
  • Condividere foto di altri, avatar, ecc. (compresi quelli imbarazzanti) con altri senza il suo consenso

Queste attività (per citarne alcune) sono considerate cyberbullismo se sono del tutto intenzionali e vengono commesse ripetutamente.

Dati statistici diversi confermano che il 25-50% degli adolescenti afferma di aver affrontato questa o quella forma di bullismo via telefono oppure online.

Quali sono i rischi

Nessun bambino può ritenersi immune contro il bullismo e / o il cyberbullismo. Tuttavia, ci sono categorie di bambini che corrono un rischio più elevato di cadere nelle grinfie dei cyber bulli.

Questi includono in primis i bambini con problemi di salute, disabilità fisiche, alcuni problemi comportamentali, così come quelli che affrontano problemi di apprendimento. In altre parole, un bambino che guarda o agisce in un modo leggermente diverso rispetto ad altri, è più probabile che venga preso di mira.

Coloro che subiscono il bullismo regolarmente tendono a crescere in modo riservato, a sviluppare una bassa autostima, a soffrire di forte frustrazione e spesso a scivolare nella depressione. C’è anche un altro problema: più del 50% dei giovani preferisce non dire ai propri genitori o ad altre persone del problema.

Come combatterlo

Questo è il caso in cui vale il detto: meglio prevenire che curare. Ci vuole un approccio complesso per affrontare il problema. Dovrebbe coinvolgere almeno i bambini, i loro genitori e gli insegnanti. Oltre alle misure adottate per prevenire il bullismo tradizionale, il problema del cyberbullismo implica anche una formazione su come utilizzare correttamente i dispositivi elettronici quali pc e smartphone.

La cosa più importante è che i bambini ed i loro genitori siano consapevoli che il cyberbullismo esiste è può comportare gravi conseguenze sia per le vittime che per i responsabili. Non farà male discutere con i ragazzi di come sia pericoloso condividere una password con il suo migliore amico o lasciare a tutti gli altri piccoli segreti.

Occorre parlare per aumentare la consapevolezza. Pertanto, le vittime non dovrebbero essere riluttanti a segnalare tali casi ai loro genitori, amici e, se necessario, alla polizia. La vita informatica è parte della vita reale!

Come prevenire

Se vuoi aiutare tuo figlio e difendersi in situazioni del genere è fondamentale intervenire non appena si percepisce la possibilità che tuo figlio sia vittima di cyberbullismo.

Innanzitutto è indispensabile provare a creare un legame di fiducia con i ragazzi. In questo modo è possibile ottenere la sua confidenza.

Successivamente verifica che abbia una vita equilibrata tra vita reale e mondo virtuale.

Se appare evidente una sua chiusura è probabile che sia oggetto di cyberbullismo. In questo caso è necessario rivolgersi ad un esperto. In ogni scuola esiste uno sportello psicologico capace di aiutarti.

Occorre inoltre prendere alcune precauzioni, come ad esempio monitorare l’uso dei mezzi informatici. A tal riguardo abbiamo realizzato una guida su come controllare un telefono a distanza.

Anche se non siete dei tecnici è importante spiegare come utilizzare in modo sicuro un cellulare, come impostare una password e dell’importanza di mantenerla segreta.

Questi sono alcuni passi su come prevenire e combattere il cyberbullismo, ma se fatti correttamente possono assicurare la sicurezza dei vostri figli. Adesso che sapete cos’è il cyberbullismo non vi resta che prevenirlo!

Differenza tra sunniti e sciiti spiegata in modo semplice

L’origine della scissione fra sunniti e sciiti viene fatta risalire al 632 DC quando, alla morte del profeta Maometto, uno scontro per decidere il suo successore diede inizio a quella differenza tra sunniti e sciiti che tutt’oggi esiste.

Musulmani divisi

Alla morte di Maometto entrambe le parti erano d’accordo che Allah fosse l’unico vero Dio e che Maometto era il suo messaggero. Tuttavia un gruppo (che poi furono chiamati sciiti) riteneva che il successore di Maometto doveva essere una persona appartenente alla sua linea di sangue, mentre l’altro (che furono chiamati sunniti) riconosceva in Ali, cugino e genero di Maometto, il successore designato.

La vera differenza tra sunniti e sciiti, quindi, è data principalmente da una controversia politica e dalla rivalità creatasi per la supremazia nel comando dei seguaci.

Cosa hanno in comune sunniti e sciiti?

Sunniti e sciiti leggono entrambi il Corano e credono che il profeta Muhammad sia il messaggero di Allah. Entrambi seguono i cinque principi dell’Islam:

  • Digiuno durante il Ramadan
  • Fare almeno un pellegrinaggio alla Mecca nel corso della vita
  • Praticare la preghiera rituale (che comprende cinque preghiere al giorno)
  • Fare la carità ai poveri
  • Fare testimonianza di fede

I loro rituali di preghiera sono quasi identici e si differenziano solo per lievi variazioni: ad esempio mentre i sunniti pregano con le mani congiunte all’altezza del diaframma, gli sciiti pregano con le mani in parallelo rispetto al corpo.

Entrambi  credono inoltre nella legge islamica, ma la stessa viene applicata in modo differente.

Differenza tra sunniti e sciiti

Come abbiamo detto la principale differenza tra sunniti e sciiti è attribuibile al riconoscimento di quello che dovrebbe essere l’erede legittimo del profeta.

A questo problema insuperabile si aggiungono alte differenze createsi nel coso dei secoli.

I sunniti, ad esempio, hanno anche una gerarchia religiosa meno elaborata rispetto agli sciiti che si sono dotati di un clero organizzato, preparato in università specifiche di scienze islamiche.

A causa dei diversi percorsi avuti dalle due sette, i sunniti rimarcano la potenza di Dio nel mondo influenzando la sfera pubblica e politica, mentre gli sciiti credono fermamente nel valore del martirio e del sacrificio.

Diffusione di sunniti e sciiti nel mondo islamico

La grande maggioranza dei musulmani presenti nel mondo sono sunniti. Gli sciiti costituiscono circa il 15 per cento di tutti i musulmani e la loro popolazione è stimata in meno di 200 milioni.

Mentre i sunniti dominano il mondo musulmano dall’occidente all’Indonesia, gli sciiti sono dislocati in una posizione centrale, con una vasta maggioranza in Iran, un discreto predominio in Iraq e consistenti percentuali in Siria, Libano e Yemen.

Lo sciismo appare così diffuso: Iran (90%), Bahrein (70%), Iraq (55%), Yemen (50%), Libano (27%), Pakistan (20%), Arabia Saudita (15%), Siria (15%).

La famiglia reale saudita, che pratica un filone austero e conservatore dell’Islam sunnita conosciuto come wahabismo, controlla i santuari più sacri dell’Islam, La Mecca e Medina. Karbala, Kufa e Najaf in Iraq sono invece i santuari venerati dagli sciiti.

Cos’è il TTIP, effetti e conseguenze del trattato

In questi ultimi tempi Stati Uniti ed Unione Europea stanno negoziando un enorme accordo commerciale in cui le masse sono tenute all’oscuro di tutto e a cui non viene data nessuna possibilità di partecipazione. Del TTIP si sa davvero poco, per questo motivo ho deciso di spiegarlo in modo semplice ma completo.

Cos’è il TTIP

Il TTIP, acronimo del nome in inglese “Transatlantic Trade and Investment Partnership”, è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che ha il chiaro obiettivo di abbattere le residue barriere doganali attualmente esistenti tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più denso ed incontrollato.

Nei primi periodi della discussione è stato chiamato TAFTA, che significa area transatlantica di libero scambio, sulla falsa riga di altri simili trattati come il NAFTA.

In teoria dovrebbe favorire gli scambi in modo amichevole, ma dietro le quinte, come avvenuto con occasione dell’adozione dell’Euro come moneta ufficiale, si prepara un grosso imbroglio. Se così non fosse non avrebbero tenuto l’accordo in segreto e senza aprire alcun dibattito con l’opinione pubblica.

Per quale motivo è pericoloso

In realtà questo trattato, che come detto viene discusso in gran segreto tra la Commissione Europea ed il Governo USA, tenta di realizzare un nuovo blocco geopolitico in funzione di contrasto a Paesi come Russia, Cina, India e Brasile ma al contempo capace di piegare tutti i popoli degli stati europei e degli USA alle decisioni delle lobbie finanziarie.

Tramite questo accordo si verrebbe a creare un mercato interno tra Europa e Stati Uniti le cui regole non verrebbero stabilite dai rappresentanti del popolo democraticamente eletti ma bensì da organismi sovranazionali gestiti dalle grandi lobbie finanziarie che difficilmente faranno gli interessi di noi comuni mortali.

Un po’ come avviene con la banca centrale europea, autonoma e senza nessun controllo, ma con poteri molto più ampi e soprattutto più pericolosi. Il Trattato prevede infatti l’introduzione di due organismi tecnici micidiali e fuori da ogni controllo da parte degli Stati e quindi dei cittadini.

Chi avrà il potere decisionale

A questo punto resta da capire chi gestirà il potere. Escludendo i popoli che non avranno neppure la parvenza di essere rappresentati e tutelati, sulle ceneri della democrazia, il potere verrà spartito tra due organi onnipotenti servi delle grandi lobbie finanziarie.

Il primo organismo, un meccanismo creato a doc per la protezione degli investimenti (dei grandi gruppi), permetterebbe alle imprese di opporsi ai governi qualora questi, nonostante sia legittimamente eletti, introducessero normative, che tocchino i loro interessi passati, presenti e futuri.

La cosa assurda è che le eventuali diatribe non verrebbero giudicate da tribunali ordinari ma bensì da commissioni private a loro volta inserite nel sistema o comunque facilmente corrompibili dalle grosse aziende.

Se questa commissione decide pertanto che un’azienda ha ragione, gli stati devono ritirare la normativa ed eventualmente indennizzare l’impresa. Nemmeno nei film di fantascienza sono riusciti ad immaginare un futuro così, in cui le multinazionali gestiscono la giustizia a loro piacimento. Una vera e propria giustizia privata!

Il secondo organismo previsto dal trattato, il Regulatory Cooperation Council, è un organo dove degli altri esperti valuterebbero l’impatto commerciale che ha ogni singolo marchio, così come ogni contratto di lavoro o standard di sicurezza.

Questo organismo può decidere autonomamente e non sarebbe tenuto ad ascoltare il parere di nessuno, tranne che a sua discrezione. Tutti i settori della società, dalla produzione i consumi, dal diritto alla scuola, alla sanità o alle pensioni sarebbero progressivamente privatizzati.

Genocidio dei popoli

Appare evidente, anche se molti non sembrano accorgersene, che è in corso un tentativo di genocidio dei popoli europei ed americano. Il TTIP è un accordo criminale che prevede una cessione totale di qualsiasi sovranità nazionale in favore dei gruppi capitalistici.

Le multinazionali avranno il completo controllo del commercio e dell’agricoltura. Saremo costretti ad accettare gli Ogm, la carne agli ormoni, per far arricchire i grandi produttori di carne a livello industriale.

Le piccole e medie aziende falliranno in quanto progressivamente obbligate a rinunciare alle loro tutele alimentari e alle loro Indicazioni geografiche tipiche, per favorire l’armonizzazione delle norme di Ue e Usa.

Se con l’ingresso dell’Euro le nostre aziende hanno subito un colpo micidiale e con il massiccio arrivo di prodotti cinesi a basso costo tante altre hanno chiuso i battenti lasciando a casa migliaia di lavoratori, con la ratifica del TTIP, voluto fortemente da traditori della patria come Prodi e Renzi, ci troveremo invasi da prodotti USA a prezzi stracciati che distruggerebbero definitivamente la nostra economia.

In conclusione

Negli ultimi anni alle parole dei politici ciarlatani, vedi Prodi e la sua celebra frase “con l’euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più” sono seguiti solo disastri.

La classe media, sempre più povera, deve lavorare oltre 10 ore al giorno per arrivare a stento a fine mese, mentre i ricchi, quelli che ci promettono che se facciamo sacrifici oggi forse domani staremo meglio, diventano sempre più ricchi in modo vergognoso e senza alcun ritegno.

Il costo dell’acqua in Italia aumenta ancora

Dalle recenti indagini di mercato appare chiaro che il costo dell’acqua in Italia aumenta ancora e le città più care risultano Grosseto e Siena. A Pordenone sono registrati aumenti del 110% mentre Isernia risulta la più economica.

A livello regionale, le tariffe più elevate si riscontrano nell’ordine in Toscana, Marche, Umbria, Emilia Romagna e Puglia. Sarà un caso ma l’acqua risulta decisamente più cara nelle regioni in cui storicamente governano giunte di sinistra.

Le città più care tra i capoluoghi di provincia si confermano anche in questo caso le toscane: Grosseto e Siena con €663 prendono il posto occupato nel 2014 da Firenze, seguono Livorno (€628), Pisa (€621), Carrara (609€). Dal lato opposto, tra le più economiche, Isernia si conferma come città meno cara ed a seguire troviamo Milano con i suoi €140.

Perché il costo dell’acqua aumenta

Dal primo gennaio di quest’anno è entrato in vigore un nuovo metodo tariffario idrico. Varato dal governo Renzi ed approvato dall’Autorità dell’energia, del gas e dell’acqua si sostiene che consentirà di “incentivare gli investimenti nel settore, favorire il miglioramento della qualità dei servizi, razionalizzare le gestioni e riconoscere in modo efficiente i costi per le sole opere effettivamente realizzate”.

A parte le solite chiacchiere per giustificare gli aumenti a raffica, cosa cambierà davvero per i consumatori?

Secondo le nuove regole i nuovi allacci delle utenze privata alla rete idrica, dovranno avvenire entro 10 giorni dalla richiesta o entro 5 giorni in caso di voltura. Nel caso in cui all’utente è stata tolta l’acqua per morosità, in caso di pagamento, la riattivazione della fornitura dovrà avvenire entro due giorni feriali.

In caso in cui il gestore del servizio idrico non rispettasse i tempi dovrà pagare un indennizzo di 30 euro a infrazione, pena che scatta in automatico e va accredita direttamente in bolletta.

Come sempre i propositi ed i proclami sembrano sempre positivi, ma andiamo a fare alcune brevi considerazioni.

Innanzitutto gli aumenti in bolletta dovrebbero obbligare le compagnie ad effettuare degli investimenti nella rete idrica nei prossimi 4 anni per circa 4,5 MLD Euro ovvero un aumento stimato di circa 10/15 euro l’anno a famiglia.

La frammentazione della rete idrica rende però difficile che le migliorie previste si possano realizzare, mentre gli aumenti sono già partiti. Inoltre un indennizzo di soli 30 euro in caso di infrazione della compagnia è una misura inutile ed inadeguata.

Primo perché le bollette sono incomprensibili ai più, basta inserire una nuova voce e i 30 euro sono sati riassorbiti, secondo perché i danni causati da un mancato allaccio sono decisamente superiori alla carità dei 30 euro.

La verità e che le nuove tariffe e la riforma recentemente effettuata sembra dettata dalle lobby piuttosto che da un confronto tra istituzioni e cittadini. Ma gli ultimi anni hanno dimostrato che le lobby sono parte integrante del governo Renzi, un esecutivo votato da nessuno. Banca Etruria docet.

Fedez promuove Algida? Salvini preferisce i gelati italiani

Dopo gli scontri avvenuti poco tempo addietro, Salvini e Fedez tornano a scontrarsi a distanza. Il leader della Lega Nord risponde agli attacchi di Fedez nella canzone “Vorrei ma non posto“, colonna sonora dello spot Algida.

Matteo Salvini dichiara: «Fedez mi dedica un dito medio e un verso della sua nuova canzone, spot per l’estate del cornetto Algida. Bella! Però io quest’estate mangerò solo cornetti Sammontana, Sanson e di altri produttori italiani!».

A chi appartiene Algida

Algida, famosa in Italia per la produzione di gelati, appartiene alla multinazionale Unilever LTD. Questa potente multinazionale anglo-olandese produce dai Detersivi (Coccolino, Bio Presto, Svelto, Vim, Cif, Lysoform, All) ai Dentifrici (Durban’s, Pepsodent, Mentadent, Paperino’s), dallo Shampoo (Clear, Elidor, New Dimension) ai Profumi (Fabergè, Brut 33, Axe, Denim), dagli Alimentari (Milkana, Gradina, Foglia d’oro, Rama, Maya, Mayò, Calvè, marmellata Althea, olio Bertolli, olio Dante, Friol, Oio) ai Gelati (Algida, Toseroni, Eldorado, Sorbetteria di Ranieri) per finire all’Acqua (Rocca dell’Uliveto, S. Giorgio) ed al (Lipton).

Molte associazioni animaliste come Animal Aid hanno lanciato diverse campagne indirizzate contro la Unilever per lo sfruttamento degli animali durante gli esperimenti.

Inoltre ha subito diversi boicottaggi a causa dei salari e delle condizioni di lavoro disumane che si verificano nelle sue piantagioni in India (dove possiede il 98% del mercato del tè).

La multinazionale è stata multata a causa del rilascio di 50 tonnellate di acido solforico concentrato dalla sua fabbrica Crossfield Chemicals a Warrington (Gran Bretagna). Secondo il Registro dell’Autorità Nazionale dei Fiumi, nel periodo Gennaio-Marzo 1991 la compagnia ha superato gli scarichi consentiti tre o più volte ed è successivamente dichiarata colpevole di inquinamento delle acque.

In questo caso Fedez promuovendo l’Algida si schiera con una delle multinazionali artefici di numerosi disastri ambientali e famosa per lo sfruttamento dei lavoratori. Forse prima di schierarsi e fare il fighetto, farebbe bene ad informarsi per chi lavora.

I soldi della Unilever sono sporchi di ingiustizie e disastri ambientali. Ma forse Fedez non lo sa.

A lui basta che lo paghino!

Manipolazione delle masse, ecco come fanno a manipolarci!

Da sempre governi e religioni hanno sempre studiato e migliorato le tecniche atte a manipolare le masse al fine di poterle controllare. Numerosi studiosi hanno scritto saggi e libri a tal proposito, alcuni dei quali senza alcuna logica, altri invece molto interessanti vengono spesso vengono seguiti o danno ispirazione a coloro che gestiscono la comunicazione verso le masse.

Noam Chomsky , grande conoscitore delle dinamiche sociali connesse alla manipolazione mediatica delle masse, ha raggruppato in 10 regole principali, le tecniche utilizzate per la manipolazione delle masse capaci di avere incisivi effetti sulla popolazione e quindi in grado di influenzarla pesantemente.

Manipolazione delle masse

Secondo Chomsky queste regole sono applicate sistematicamente per ottenere il controllo della maggioranza dei cittadini attraverso i mass media, stampa e televisione.

Regola 1: Distrazione di massa

Uno dei punti focali per raggiungere il controllo sociale è quello della distrazione di massa. A tal fine occorre distogliere l’attenzione delle masse dai problemi importanti inondando i mezzi di comunicazione di problemi secondari o creati artificialmente.

La strategia della distrazione è fondamentale per impedire ai cittadini di interessarsi delle cose importanti e determinanti per la società. Occorre sempre impegnare le masse in discussioni su argomenti marginali mentre loro possono modificare l’assetto dello stato e dell’economia muovendosi nell’ombra.

Regola 2: Creare il problema ed offrire la soluzione

Prima si crea artificiosamente un problema capace di creare un malcontento diffuso a cui le masse chiederanno risposte. In un secondo momento, coloro che hanno creato il problema, proporranno la soluzione che potrebbe risolverlo. In questo modo misure che proposte che in un contesto normale sarebbero state rifiutate, in un secondo momento vengono addirittura invocate dalla popolazione.

Facciamo un esempio: favorire l’immigrazione incontrollata in modo da creare tensioni sociali e violenze nelle città in modo che il popolo, pur di tornare ad avere maggiore sicurezza, rinunci ad alcune delle sue libertà.

Regola 3: La strategia della gradualità

Se oggi avete uno stipendio di 2000 euro e domani vi diranno che prenderete 1000 euro senza dubbio inizierete una protesta senza fine e con voi i vostri colleghi. Se però la riduzione è di soli 50 euro, magari sotto forma di imposte per risolvere uno dei tanti problemi che loro hanno creato, stingerete i denti e direte: speriamo che il prossimo anno le cose migliorino.

stringerete i denti anche se contemporaneamente salgono i costi di luce, acqua gas, benzina e quindi tutti i generi di prima necessità. Se tale manovra però si ripete per 5/6 anni il vostro stipendio si è di fatto dimezzato ma voi non avrete reagito in alcun modo. Farete la vostra protesta su Facebook ma in modo sterile e senza risultati tangibili.

Quindi per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, fino a raggiungere i loro obiettivi. Negli ultimi 20 anni il sistema sociale e quello previdenziale sono stati distrutti senza alcuna protesta concreta.

Regola 4: La strategia del rimandare

Uno dei modi più utilizzati per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “sanguinosa” se non si raggiungono dei risultati prefissati, ma “necessaria” per garantire un futuro migliore. In questo modo il popolo resta tranquillo, in quanto la misura draconiana non è immediata ma sarà necessaria ”solamente” se non si raggiungono i paletti prefissati (…impossibili da raggiungere) .

Inoltre le masse sono indotte a non preoccuparsi in quanto “stupidamente” continuano a sperare che “le cose miglioreranno” negli anni futuri e che quindi le misure paventate potrebbero essere evitate. In questo modo il popolo avrà il tempo di abituarsi all’idea ed accetterà con rassegnazione la nuova legge una volta applicata.

Regola 5: Parlare come ai bambini

Maggiore è la quantità di persone che si vogliono convincere, più semplice deve essere il modo di fare comunicazione.La maggior parte della pubblicità utilizza infatti una comunicazione molto infantile, come se lo spettatore fosse una persona di 12 anni.

Regola 6: Usare l’aspetto emozionale

Una delle tecniche più usate è quella di sfruttare l’emotività delle persone. Mediante l’uso di un tono emotivo o di immagini e storie create apposta è possibile impiantare idee, desideri o paure al fine di manipolare le masse.

Regola 7: Mantenere la gente nell’ignoranza

La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori. cit

Regola 8: convincere le masse che sia meglio essere mediocri

Far diventare una moda il il linguaggio volgare, vestirsi male ed essere poco educati è un modo utile a creare una massa uniforme da cui solo pochi riescono ad emergere. Le TV mediante programmi demenziali hanno lo scopo di fare questo. Più le masse accettano come una moda la mediocrità, maggiore è la possibilità di bloccare quei pochi che vogliono emergere da queste macerie culturali e sociali.

Regola 9: Rafforzare il senso di colpa

Creare nelle persone un senso di colpa che le induca a credere che la colpa di tutto è imputabile solo a loro o alla sfortuna che li perseguita. In questo modo invece di ribellarsi contro il sistema di potere, l’individuo si auto svaluta e diventa incapace di reagire e cercare giustizia.

Regola 10: Conoscere le masse meglio di loro stesse

I progressi della scienza hanno creato un divario tra le conoscenze in possesso delle masse e quelle in mano ai gruppi di potere. Mediante la neurobiologia e la psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. In questo modo possono manipolare le masse con una precisione quasi perfetta.

Conclusioni

La manipolazione mediatica delle masse tratta dalle 10 regole di Noam Chomsky , evidenzia come gli organi politici ed economici utilizzino queste regole per scopi personali e senza nessun interesse per il bene comune.

Anche se queste teorie sono state scritte circa 40 anni addietro, appare evidente che tali regole vengono tutt’oggi usate sia in attività di marketing e pubblicità da parte di privati, ma anche da molti responsabili alla comunicazione dei principali partiti politici.